sabato 20 gennaio 2007

Una bella media

Giri sul web, cerchi qualche notizia interessante. Non molti hanno cose da dire intelligenti. Allora ti rifugi nel 'senno di poi': chissà se a quello gli hanno dato retta; chissà se quell'altro avrà mantenuto le promesse. Ed ecco la pagina giusta. Sul sito dell'ANCI trovo un comunicato ufficiale del suo presidente, Sindaco di Firenze, pre-voto finale alla Finanziaria, a perorare la causa dei Comuni italiani:Apprendiamo che in queste ore il Governo starebbe approntando il testo definitivo del maxiemendamento alla Finanziaria. L’ANCI, i Comuni italiani, ricordano di aver presentato alcune proposte di modifica della stessa Finanziaria. Si tratta di proposte che autorevoli esponenti della maggioranza, hanno definito nei giorni scorsi, ricevendo in Senato una delegazione di amministratori locali, ‘’non sconvolgenti’’. Nella certezza che le stesse proposte saranno valutate attentamente dal Governo, ricordiamo soltanto i sei punti che sintetizzano le proposte dei Comuni italiani. 1) Eliminare l’estensione delle regole del patto di stabilità ai Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti; 2) Riportare i fondi per i piccoli Comuni alla dotazione del 2003; 3) Conferire ai Comuni la possibilità di istituire tributi di scopo, straordinari, a tempo determinato per finanziare nuove infrastrutture e servizi; 4) Prevedere una compartecipazione dei Comuni all’accertamento dell’evasione fiscale e stabilire una conseguente quota di partecipazione al gettito (almeno un terzo); 5) Prevedere la facoltà per i Comuni di scegliere fra la regola del patto di stabilita’che stabilisce un incremento del 4,8% sulla spesa del 2003 e la regola che stabilisce un incremento dell’11,5% sulla media degli anni 2001-2003. In alternativa i Comuni considerano migliore la regola del 4,8%; 6) Modificare la norma che prevede la riduzione della percentuale di indebitamento dei Comuni sui tre titoli di bilancio della sezione entrate.’’
Evidentemente i comuni contano ancora qualcosa. Ne ha azzeccate cinque su sei. Bella media, non c'è che dire. Poi mi è scappato l'occhio sulla data in fondo alla dichiarazione. 13 dicembre 2004. Ah, ecco....

venerdì 19 gennaio 2007

....è partecipazione

Curiosa l'idea di questo Sindaco avellinese: l'altro giorno ha inviato a tutti i suoi concittadini una lettera, nella quale chiede di dare alla Giunta indicazioni su come destinare nel prossimo bilancio le risorse a disposizione dell'amministrazione. Siamo nel terreno minato del bilancio partecipativo, nella variante 'a domicilio', però. Le famiglie residenti dovranno, se vorranno, compilare una sorta di scheda nella quale indicheranno quali interventi (purché di entità limitata) ritengono necessari per migliorare la vita del comune, anche rispetto alle infrastrutture già esistenti (acquedotto, rete viaria) e ai servizi alla persona. Tuttavia, in questo modo, senza confronto diretto, la presunta democrazia partecipativa rimane a livello di sondaggio. Dimmi cosa vuoi e, se ho euro a sufficienza, vedrò di accontentarti. Salvo che la risposta dei duemila cittadini sia davvero massiccia. In questo caso, sarebbe davvero difficile esaudire tutti i desideri e gli amministratori dovrebbero selezionare gli interventi. Ma, avendo introdotto un meccanismo di partecipazione, stavolta ascolteranno (in senso proprio) i cittadini. «Questa nostra iniziativa -ha spiegato il Sindaco Vito Iuni - è un nuovo modo di amministrare coinvolgendo in pieno tutti i cittadini.» Ha ragione. Tanto che il vecchio modo se lo sono dimenticati un po' tutti. Ti eleggo, possibilmente sulla base di un programma chiaro, e poi controllo (lo Statuto come garanzia) che tu lo rispetti. Se devo aspettare che tu, amministratore, chieda a me elettore (che magari non ti ha neanche votato) come gestire la macchina comunale, si è inceppato qualcosa nell'ingranaggio democratico. Populismo? Forse no. Demagogia? La buona fede si presume, sempre. Piuttosto una malintesa interpretazione del rapporto delegante/delegato. E se nessuno restituisse il questionario?

giovedì 18 gennaio 2007

Revisionista

Oggi mi hanno raccontato questa storia. In un comune calabrese, un Sindaco intraprendente ha letto attentamente l'ultima Finanziaria. Dopo lunghe e non sempre divertenti analisi è arrivato al comma 732. E non gli è sembrato vero! Potersi liberare senza troppi problemi di quei tre fannulloni rompiscatole, lautamente pagati che ogni tre mesi mi verificano la cassa e almeno altre due volte l'anno scrivono papiri sul mio bilancio.
E ha subito fatto predisporre una deliberazione per revocargli il mandato, a quei tre! Anzi, è già pronto il nuovo controllore. Sai quel mio amico revisore, che ha già qualche incarico qui attorno (ma tanto la deroga è sempre possibile)? Sarebbe perfetto per la parte.
Speriamo solo che non ci si metta il ragioniere. Quello vecchio è appena andato in pensione, per fortuna. Ora dovrei dare al giovanotto la responsabilità. Se se lo merita, nessun problema. Non sia mai però che gli venga in mente di dare un parere negativo. E' una norma così limpida... "Nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, (...) la revisione economico-finanziaria è affidata ad un solo revisore...". E siccome la Finanziaria è in vigore dal 1° gennaio, quei tre li posso mandare a casa subito, anzi, retroattivamente, così non gli pago neppure il rateo di questi venti giorni.....
Non conosco il giovane ragioniere, ma proprio perché è giovane ha chiesto un consiglio. Sa già bene cosa fare. Vuole solo una conferma. Non aspetterà circolari o decreti esplicativi. E' una norma così limpida....

mercoledì 17 gennaio 2007

Alka Seltzer

Quanto tempo è necessario per 'digerire' 1.364 commi in un solo articolo?

martedì 16 gennaio 2007

A che scopo?

Letto in ritardo su Commercialista Telematico questo interessante commento di Maurangelo Rana sulla nuova Imposta di scopo, pubblicato prima dell'approvazione definitiva della Finanziaria. Il testo della norma è variato solo nel punto relativo ai rimborsi, dopo l'ultimo passaggio al Senato (a parte il gigantesco coacervo di commi nell'unico articolo rimasto), quindi possiamo analizzare il commento sostanzialmente come fosse nuovo. Si tratta in verità di una serie di obiezioni all'introduzione dell'imposta. Vediamole in dettaglio: 1. Obiezione di tipo storico: Non è un tributo nuovo. Osservazione vera solo in parte, poiché è la prima volta che i Comuni possono modulare un'aliquota per finanziare opere pubbliche. 2. Obiezione di tipo tributaristico: Non è un'imposta. Ineccepibile. Finalmente è possibile ricordare al "legislatore" qual è la differenza fra imposte, tasse, contributi. 3. Obiezione di tipo giuridico: Non è chiaro se finanzia una o più opere pubbliche. Il comma 2 sembra però chiarire che, nel regolamento, si può istituire l'imposta per finanziare una sola opera. 4. Obiezione di tipo utilitaristico: Nei comuni di dimensioni ragguardevoli, un'opera realizzata in un quartiere verrebbe pagata in parte da tutta la collettività. Qualcuno ha notizia di mutui il cui ammortamento è finanziato dagli abitanti di un solo quartiere? 5. Obiezione di tipo regolamentare: Poiché è introdotta dal 1.1.2007, se il bilancio non fosse stato prorogato, sarebbe stata applicata solo dal 2008. Vero. Anche se, credo, quando la norma è stata proposta, già era nota la volontà di spostare i termini del preventivo 2007. 6. Obiezione di tipo assicurativo: I contribuenti sarebbero poco tutelati in ogni caso. Serve assolutamente un chiarimento sul problema del rimborso nel caso di opera iniziata ma non finita. La norma è cambiata proprio nei termini del rimborso, che sono calati a due anni dai cinque inizialmente previsti. Non solo, ma si è risolto anche il dubbio sulla natura prescrittiva o decadenziale dei termini: il contribuente non deve effettuare alcuna richiesta, poiché il Comune è tenuto ad effettuare i rimborsi d'ufficio, entro i due anni dal mancato inizio.